I CHING: sull’uso della proiezione e della sincronicità in psicoterapia.

Se Eraclito chiarisce come l’oracolo non parla non nasconde, o meglio non dice e non tace, ma accenna, sta certamente facendo un invito alla proiezione. Quando non abbiamo tutti gli elementi per dare senso a ciò che vediamo, udiamo, tocchiamo ecc. non possiamo far altro che aggiungere a quegli elementi le parti mancanti. Tali parti saranno l’essenza di noi in quanto pure proiezioni. Ricordo che quando iniziai a lavorare con i gruppi nelle comunità terapeutiche mi venne chiesto come educatore di condurre la lettura del testo “Nati per Vincere” con i pazienti. Più transazionale che gestaltico, il libro targato James Muriel e Jongeward Dorothy risulta, in ultima analisi, una tecnica da geometri o commercialisti della psiche le cui diverse parti vengono organizzate per trinità dentro altre trinità al modo di una matriosca.

Eppure risulta piuttosto efficace come stimolo e riflessione in gruppi di tossicodipendenti. Io mi trovai a scoprire che ogni paziente ad una medesima frase del libro dava una spiegazione diversa, a volte opposta o sconnessa dalle altre, ma sempre in continuità con se medesimo. Oggi nelle librerie esistono libri-oracolo prêt-à-porter che ci invitano ad aprire a caso una pagina per scoprire il nostro futuro, questi libri ci danno, al di là di ogni aspettativa, una risposta sempre corretta rispetto al nostro destino. Questo perché non sono loro a rispondere ma siamo noi a fare un uso personalissimo della risposta, coniugandola con il già esistente.

A Delfi, l’ombelico del mondo, la Pizia parlava in nome di Apollo. Poteva stare anche in silenzio, quello sarebbe stato il suo accenno, e quello avrebbe inizializzato il processo di proiezione dell’orante che avrebbe trovato una risposta. Questa risposta non presenta carattere di utilità sociale o di verità assoluta, ma semplicemente di continuità psichica. In breve faremo sempre ciò che non possiamo fare a meno di fare.

Ma c’è di più l’oracolo veniva interpellato anche dai politici per decidere la sorte di battaglie o questioni sociali. Il caso esemplare fu quello della battaglia di Salamina. Da una parte Temistocle condottiero ateniese, dall’altre Serse e l’esercito sconfinato del suo impero. Una delegazione giunge a Delfi e, come narra Erodoto, interroga l’oracolo che in prima battuta da un esito infausto. A quel punto Timone consigliò i deputati di chiedere un secondo responso. Vale la pena riportarlo per intero:

Pallade supplice con grave senno e con lunghi discorsi, Non può placare l’Olimpio. Ma io ti dirò una parola, Irrevocabile: quando di Cecrope il monte e i recessi, Del Citerone divino saranno conquisi, ad Atena, L’Onniveggente concede che un muro di legno rimanga, Inviolato, riparo che giovi per te e pei tuoi figli. E non restare in attesa tranquilla dei fanti e cavalli, Che numerosi verranno da terra; ma cedi piuttosto, Dando le spalle: affrontare più tardi potrai la battaglia. O Salamina divina! su te molti figli di donna, Quando cosparsa sia Demetra, o venga raccolta, morranno”[1]

Già me li figuro i tronfi politici ateniesi, strategici e astuti come Ermes, decidere quale “cenno” fare per far si che l’oracolo “accennasse” in quella unica formula che avrebbe inizializzato il processo di proiezione del popolo e dello stesso Temistocle. “Un muro di Legno… Divina Salamina”. Che fare di queste parole. Divina Salamina è utile come quando vogliamo giocare dei numeri al lotto ma non sappiamo su quale ruota. Quella di Salamina chiaramente! Ma il muro di legno? Temistocle è lì che si scervella quando i sussurri dei politici ateniesi sorpassano il filtro del suo udito e giungono alla sua attenzione, a quel punto il condottiero greco intrasente qualcosa come :”… le navi sono fatte di legno…”. Forse gli stessi politici avevano deciso di ottenere un primo responso così infausto per far si che il popolo, a tal punto spaventato, raccogliesse l’interpretazione del secondo senza il senno necessario.

“Combatteremo per mare!” esclama Temistocle tronfio delle sue doti intuitive. Era il 480 a.c. e Lui con tutto il popolo ringrazia l’oracolo e non i politici astuti che hanno faticosamente deciso cosa avrebbe detto l’oracolo e cosa avrebbe esclamato lo stesso Temistocle. Un po’ come il buon Roosevelt che trasecola alla notizia, era il 7 Dicembre 1941, dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. La divinazione e gli oracoli sono da sempre stati strumenti politici prima che psicologici.

Eccoci quindi a specificare il senso della nostra trattazione e a raccontare l’uso che possiamo fare in terapia di uno tra gli oracoli più antichi della storia. In terapia noi avremo la certezza che ciò che l’oracolo accennerà sarà proprio quello che la psiche, individuale e collettiva, vuole cogliere.

Ma prima di procedere oltre direi che siamo chiamati a esporre le basi filosofiche e scientifiche su cui si fonda il Libro dei Mutamenti, I CHING. Ci riferiamo alla sincronicità come fenomeno della fisica dal 900’ in poi, e come fatto per la filosofia da sempre.

Rinviando per approfondimenti alle Opere di Jung: La Sincronicità come principio di nessi acausali[2] e La Sincronicità[3], qui vogliamo confrontarci con il contributo che Jung ha apportato al pensiero scientifico del 900’, in particolar modo nell’ambito della Fisica. Le opere dello psicologo sono infatti successive sia alla nascita della Relatività generale e ristretta, teorie che hanno in Einstein il loro illustre padre e secondo cui il tempo non è ne costante ne lineare ma relativo e circolare e, secondo cui, l’unica costante è la velocità della luce. Ma le opere a cui ci riferiamo sono coeve alla nascita della fisica quantistica che ha impiegato la probabilità per moltiplicare l’universo all’infinito.

In questa atmosfera Jung, oltre a Pauli e al suo principio di esclusione si rifà ad Heisemberg e il suo principio di indeterminazione, per giungere a Scrhoedinger e al suo gatto. Jung propone il superamento del meccanicismo in luogo della teleologia, propone di osservare non tanto le cause degli eventi ma il telos, lo scopo. Ci siamo illusi a fine 2011 che la dinamica causa effetto si fosse ribaltata con i neutrini che, presumibilmente, avevano superato la velocità della luce. Un neutrino sembrava essere giunto a destinazione prima che venisse sparato dall’acceleratore. A quel punto, se tutto fosse stato confermato, e magari un giorno lo sarà, avremmo potuto dire che il neutrino era stato sparato perché era giunto a destinazione. Insomma la causa è prodotta dall’effetto, lo scopo precede la causa.

Se in fisica questo resta tutto da dimostrare, in psicologia risulta essere un dato oramai acclarato. Agiamo e in conseguenza di ciò che facciamo costruiamo un racconto che produca cause efficienti e sufficienti. Io sono ciò che faccio.

Proponendo il concetto di sincronicità, da non confondere con il semplice sincronismo, Jung propone un principio di nessi a-causali che sfiora il pensiero magico. Eppure la fisica dei quanti sembrerà andare nella medesima direzione parlando di Entanglement, termine con cui si fa riferimento al fenomeno con cui, determinando lo stato quantico di un sistema, istantaneamente si determina lo stato di sistemi distanti. La quaestio si pone sulla parola istantaneamente che produrrebbe come corollario che esistano fenomeni che sono soggetti a velocità superiori a quelle della luce. Ma questo, si sa invaliderebbe le grandi intuizioni di Einstein. Al contempo fu lo stesso Einstein a stabilire che la simultaneità, e non l’istantaneità, fosse una questione di velocità. In due parole la simultaneità, ossia il fatto che due eventi avvengano nel medesimo istante, è funzione di un’osservatore rispetto agli due eventi. Ma per un osservatore ogni evento avviene in una scansione temporale a se, in un tempo suo proprio legato alla velocità del sistema di riferimento in cui avviene l’evento e alla velocità del sistema di riferimento dell’osservatore. Tali considerazioni hanno posto le basi per la teorizzazione dell’Entanglement che fu alla fine contestato dallo stesso Einstein il quale giunse a dichiarare che Dio non si diverte a giocare a dadi.

Parlando di sincronicità, restano per noi rilevanti queste considerazioni. Leggendo la biografia del fisico più famoso del mondo troviamo questo passo:

 

“«Perveniamo così al seguente importante risultato: gli eventi che sono simultanei rispetto alla banchina non sono simultanei rispetto al treno», Scrisse Einstein. Il principio di relatività afferma che non c’è modo di stabilire che la banchina è «in quiete» e il treno è «in moto»… Quindi non c’è una risposta «reale» o «giusta». Non c’è alcun modo per dire che due eventi qualsiasi sono «in assoluto» o «realmente» simultanei”[4].

 

Sembra comunque che il secolo XX fosse ormai quello in cui relatività e sincronicità fossero concetti a cui il genere umano era pronto. La nostra specie ha fatto un passaggio evolutivo enorme di cui Jung è solo uno dei tanti tasselli.

La sincronicità può essere di tre tipi: 1) Coincidenza tra uno stato psichico dell’osservatore e un evento esterno senza che si registri alcun nesso causale; 2) Coincidenza tra uno stato psichico dell’osservatore e un evento esterno che si svolge al di fuori della sfera di percezione dell’osservatore; 3) Coincidenza tra uno stato psichico dell’osservatore e un evento esterno non ancora avvenuto.

Ma date queste definizioni ci accorgiamo che qualcosa cozza con quanto affermato da Einstein. Se la simultaneità in fisica non esiste se non rispetto ad uno specifico sistema di riferimento questo significa che non c’è un tempo assoluto e che la sincronicità, ritenuta “vera” solo come fenomeno psichico, in realtà ha una spiegazione fisica. Ogni individuo vive una scansione temporale sua propria e, in quel dato sistema, vive la simultaneità. Questo significa che la simultaneità è “vera” in fisica solo in un dato sistema di riferimento. Passando ad un ambito psicologico possiamo dire che esiste un certo parallelismo con la sincronicità che risulta “vera” solo rispetto ad un dato sistema di riferimento: il paziente o meglio il singolo individuo. Ora possiamo affermare, con un certo margine di rigore, che se la simultaneità-sincronicità è esperienza non solo di un paziente ma anche del terapeuta, essi si trovano certamente nel medesimo sistema di riferimento, ovvero essi costituiscono insieme un unico sistema di riferimento. Azzarderei l’ipotesi che una terapia siffatta stia procedendo per la via corretta.

Rimandando ad altra sede le necessarie amplificazioni, ora veniamo al dunque. Cosa ce ne facciamo, noi psicologi, della sincronicità? Ogni speculazione è, e resta inutile se non trova un campo di applicazione. Quale campo di applicazione alla sincronicità?

La sincronicità è per noi strumento sia di verifica che di promozione terapeutica, come abbiamo accennato. Con “verifica” ci riferiamo al fatto che nel momento in cui un paziente ci porta un racconto di sincronicità, purché non inflazionato, noi sappiamo che quel paziente ha sviluppato la capacità di vedere in trasparenza, quel paziente ha inizializzato la sua terapia. Quel paziente sta ponendo attenzione. Se invece l’evento sincronico interessa proprio la terapia oppure si verifica contingentemente ad essa abbiamo ulteriore verifica dell’andamento della terapia, abbiamo un’istantanea dello stato evolutivo della terapia.

Ricordo personalmente come durante la prima analisi che svolsi, mentre tornavo in treno ebbi un episodio di sincronicità così evidente da farmi sperimentare un certo stato di esaltazione. Per incontrare il mio analista raggiungevo la capitale da Rieti con autobus e treni ed ero solito immergermi nella lettura, pena l’esclusione di qualsiasi stimolo esterno. Quella volta, durante il viaggio di ritorno stavo leggendo il libro di Fabricius “L’Alchimia”! Quando iniziai a leggere la fase dell’albedo e l’abluzione effettuata per mezzo del “settuplice bagno”[5]. Fu in quel momento che non so per quale strano motivo, alzai il capo eternamente chino, e scorsi, fuori dal finestrino il cartello della stazione nella quale eravamo giunti. SETTEBAGNI. Ero in albedo, conclusi. Non sapevo che tale simultaneità era esperienza solo mia e non dell’inquilino della palazzina adiacente alla stazione che si era appena affacciato al suo balcone.

Questo evento riportato in terapia suggeriva che ero ormai attento alla visione in trasparenza e suggeriva che ero in albedo alchemica.

Certamente una doppia verifica dell’andamento della terapia. Ma cosa intendiamo invece con “promozione” della terapia? Lo stato di esaltazione che provai fu un emozione forte. E-mozione nel senso che mi mosse nella direzione a me necessaria. Allora perché non favorire esperienze di sincronicità in modo da generare motivazione e e-movere il paziente? Perché non favorirle anche per verificare se si è generato un unico sistema di riferimento paziente-terapeuta?

Eccoci tornare al nostro oracolo, I CHING. Il suo impiego in terapia ci garantisce riuscita certa. L’oracolo è strutturato in modo da permettere al paziente di cogliere una parola, un’immagine, una sentenza e impiegarla nel racconto personale, avendo l’impressione che l’oracolo si stia rivolgendo a lui personalmente.

Ora sia inteso, è nostra ferma convinzione, come lo era per Jung, che le cose stiano effettivamente in tal guisa. Effettivamente l’oracolo si sta rivolgendo a quel paziente, a colui che ha gettato le monete per sei volte e ha ottenuto quel tal esagramma. Sincronicità intende che ognuno in un dato istante è connesso energeticamente a eventi apparentemente svincolati, è connesso a quel dato esagramma. Insomma sembra che ciò che Jung andava affermando a metà del secolo scorso in merito alla sincronicità, fosse già scritto nella saggezza cinese ben prima del 1000 a.c. L’oracolo si fonda sulla sincronicità e intima di non chiedere un ulteriore lancio di monete per modificare la sentenza.

Jung cura la prefazione della traduzione del testo operata da Wilhelm. Nella prefazione del 1949 Jung invita a liberarsi dai pregiudizi e dice:

“La nostra scienza si basa sul principio di causalità, e la causalità è considerata verità assiomatica. Ma un grande cambiamento è ormai avviato. Ciò che la Critica della ragion pura di Kant non ha potuto fare, lo sta facendo la fisica moderna”[6]

Parte l’invettiva del Maestro verso il meccanicismo imperante e promuove la sincronicità come principio di nessi a-causali. Il principio di sincronicità garantisce che l’esagramma sia una fedele immagine dello stato psichico del paziente e, aggiungo io, un sogno in diretta ovvero una proiezione in diretta la cui lettura immaginale ci da un’idea precisa dello stato del paziente. Perché l’oracolo risulti efficace bisogna però avere fede psicologica ossia il corrispettivo analitico della fede poetica evocata da Coleridge.

Ora cerchiamo di descrivere come sia strutturato il libro dei mutamenti e come, molto dello junghismo, fosse già contenuto in questo testo. Sia ben inteso non stiamo tacciando Jung di plagio, stiamo affermando solo che ciò che è archetipico si riedita sempre, appena può l’archetipo si incarna e possiede la materia. Jung ha più il merito di aver promosso in occidente un oracolo, intellegibile alla sola cultura orientale, ammantandolo di semplice scientismo. Ma noi riteniamo essere questa, una volontaria astuzia.

Prima di procedere ci è d’obbligo sottolineare che l’idea di fondo è che tutto sia in mutamento. Sembra che Confucio ed Eraclito abbiano affermato la medesima cosa osservando un fiume che scorreva. Ma, a onor di cronaca, i due filosofi coevi risultano in ritardo di quasi 500 anni rispetto all’oracolo.

In realtà il libro de I CHING nasce come libro dei si e dei no. Il si era indicato da una linea intera e il no da una linea spezzata. Mi sembra tanto di vedere un primitivo codice binario che ancora oggi è alla base dell’informatica. Acceso o spento. Ma un si o un no sono di un’utilità marginale. Il codice binario richiede una sequenza di si e no lunghissima per codificare e decodificare un messaggio. Bisogna poi tenere presente che, oltre ad essere un sistema limitato, data l’assenza di calcolatori che ne potessero sfruttare le potenzialità, il si-no del primo I CHING lasciava anche l’orante in una posizione di passività.

Insomma in breve nacque l’esigenza di una doppia linea, ossia una risposta oracolare confermata. Ma se non ci fosse stata conferma?

Provate a ricordare quando le più grandi dispute politiche nell’epoca della nostra infanzia si risolvevano facendo la conta o a “pari e dispari”, o ancora con “bim bum bam”. Ora visualizzate quel momento e fate caso al fatto che non era semplice districarsi tra le molteplici contestazioni e accuse di brogli elettorali. Chi aveva contato veloce, chi saltava uno dei partecipanti oppure le molteplici false partenze al contrario. Mi riferisco ai casi in cui si attendeva un millesimo di secondo per vedere quale numero avesse scelto il contendente per cercare di buttare giù il nostro numero vincente. Ancora non capisco come menti tanto pigre in matematica, come quella del sottoscritto, riuscissero a escogitare piani astuti e procedere a calcoli così veloci.

Insomma la risoluzione del conflitto “internazionale” era possibile con un atto diplomatico che prevedeva di ripetere la “conta”. Ma se il responso non avesse confermato? Allora si passava al meglio delle tre!

Questo processo è archetipico, oserei dire, la negoziazione al meglio delle tre costituisce un pattern of behaviour archetipico. Non mi stupirei che le dispute degli animali durante la stagione degli amori, nasconda dispute gestite al meglio dei tre tentativi. Parimenti l’oracolo cinese giunse ai trigrammi, il libro fu mezzo dell’archetipo per rieditare la trinità, e lo fu ben prima dell’avvento del cristianesimo. I trigrammi, gruppi di tre linee indicanti si e no. E successivamente, mettendo insieme due trigrammi si giunse ai 64 esagrammi che scandiscono le sentenze del libro dei mutamenti. L’archetipo che animò l’oracolo cinese più di 3000 anni or sono, si ripresenta tutti i giorni in gruppi di bambini che fanno la conta

Ma se questo permise di superare la limitatezza del codice binario, consentiva altresì di rendere attivo l’orante. L’essere attivo rispondeva alla necessità di concentrarsi non tanto sulle cose ma sui moti delle cose. Gli 8 trigrammi di base sono quindi 8 tendenze motorie, 8 motivazioni. A ogni tendenza motoria è associato un elemento un animale e un ruolo familiare (padre madre ecc.). Ora osservando la tabella riassuntiva, a uno junghiano archetipico salta all’occhio che dalla medesima radice si possa essere generata l’Alchimia, la mitologia ma anche la psicologia quando parla di motivazioni, dei Big Five ovvero quando redige un manuale diagnostico ecc.

Risulta piuttosto evidente che Cielo e Terra corrispondono a Urano e Gea cosi come corrispondono al maschile e femminile in coniuctio a formare l’ermafrodito. I metalli e gli elementi studiati dagli alchimisti e i numeri che l’alchimia e altre discipline attribuivano al maschile e al femminile vengono fuori come fiori nel campo, con naturalezza archetipica.

La tebella ci rende noto come il dualismo yin (femmina) e yang (maschio), che costituiva poi la base di un monotesimo orientale fondato sul t’ai chi (Trave Maestra), gradualmente abbia richiesto la nascita di un politeismo costituito da 64 esagrammi costituiti molteplici combinazioni tra yin (femmina, 3) e yang (maschio, 2).

Ma chi scrive non è un sinologo e non ha pretesa di essere uno storico, non può però rinunciare a citare il fatto che nel libro dei mutamenti non viene riassunto il passaggio dal monoteismo al politeismo, ossia dal t’ai chi agli esagrammi, viene bensì illustrata l’alternanza tra l’adorare un solo dio e rivolgersi a tanti dei. Sia infatti noto a tutti che l’I CHING nasce come libro contenente i 64 esagrammi, poi cede il passo allo yin e lo yang e al t’ai chi, infine ritorna al politeismo degli esagrammi.

Monos e polis s’incontrano e si alternano come opposti che danzano nei secoli dei secoli. Il politeismo greco o romano invoca, con il cristianesimo, il monoteismo. Ma questo non regge e con il paganesimo restituisce la poliedricità alla psiche che si rivolge ai molti santi. Ogni santo colma il vuoto lasciato dai tanti dei defunti all’arrivo del monoteismo. Il libro dei mutamenti mostra proprio tali mutamenti.

L’Islam non ha promosso il mutamento ma la cristallizzazione del monos. L’Islam non ha santi ed è quindi a rischio di inflazione. Inoltre lascia il fedele in posizione di totale passività.

Ma torniamo a noi. L’orante chiede all’oracolo, l’oracolo accenna e da un responso, un esito. Ma lascia, a differenza della religione islamica, anche all’orante l’onere dell’azione. Questa dinamica, ben differente dalle richieste fatte a maghi o cartomanti, è l’immagine più fedele che potremmo dare della psicoterapia.

Insomma oltre alla sincronicità l’oracolo cinese sembra aver anticipato lo psicologo tedesco anche sul concetto di opposti e sulla loro dinamica. Parimenti alla dinamica tra yin e yang Jung promuove una lettura del Rosarium Philosophorum che va nella medesima direzione. Direi di più! Se Cielo e Terra generano i figli, se Cielo e Terra sono rispettivamente il Creativo e il Ricettivo, I CHING ci suggeriscono qualcosa sul Rosarium che lo stesso Jung non colse.

Creativo è colui che genera, che proietta, ricettivo è colui che riceve la proiezione. Nel Rosarium Philosophorum le fasi ci suggeriscono le modalità e la sequenza con cui si proietta e si è oggetto di proiezione. Ma di questo parleremo, deo concedente, in altra sede.

Il Libro dei mutamenti ci dice anche che tutti gli eventi terreni sono una riproduzione di quelli soprasensibili. Jung afferma anche questo, ma meglio di lui Neumann sottolinea come il transpersonale preceda sempre il personale.[7]

Cerchiamo di riassumere. Lo junghismo contenuto già millenni prima nei CHING è quello che si rifà alla sincronicità, alla mitologia, all’alchimia, alla dinamica degli opposti. Ora mi interessa fare un ulteriore riflessione su come anche il simbolismo della croce, che Jung rispolvera in “Tipi Psicologici”[8], sia già contenuto nel libro dei mutamenti. Osserviamo le due immagini:

Sembra piuttosto evidente come Jung nel descrivere i tipi psicologici secondo le funzioni primarie e secondarie e incrociate col carattere di estroversione e introversione, stia declinando i modi della personalità con cui i manuali di psicologia oggi descrivono la psiche e con cui il libro dei mutamenti faceva in passato.

La croce è sostanzialmente quadripartizione di uno spazio vuoto. La psiche non è in grado di contenere il vuoto, compulsivamente riempie a costruire un’astrologia di modi di comportamento che le consentano di avere un manuale di istruzioni. In tutte le epoche e in tutte le culture compaiono croci

Mi sembra evidente che la funzione pensiero possa corrispondere a Ch’ien il Cielo Padre Creativo, all’opposto del sentimento che è Madre terra Ricettiva, all’intuizione che illuminante fuoco aderente e, infine alla sensazione che nelle idee di Jung è terra mentre è acqua nel libro dei mutamenti.

Qui ci preme dire che ogni dottrina percorre la salita verso il monte Calvario per erigere la Croce su cui immolare il proprio Cristo affinché, sospeso, attivi tutti gli elementi e le funzioni.

La psicoterapia ha il medesimo obiettivo, porre sulla croce il paziente, sospenderlo, farlo “divenire ciò che sta nel mezzo”.

In conclusione notiamo come nel libro dei mutamenti sia contenuta, in nuce, buona parte della fisica e della psicologia del 900? Vi ritroviamo riflessioni sulla simultaneità e sulla sincronicità. L’oracolo afferma l’inutilità di interrogarlo più volte attendendosi il medesimo responso. In tal senso sottolinea il valore della sincronicità, anche come principio di nessi a-causali. Il vecchio libro recupera immagini archetipiche riprese poi dalla religione, dall’alchimia ecc. Infine ripropone la croce.

Il suo impiego in terapia risulta, come i tanti strumenti proiettivi, risulta uno strumento efficace per una serie di motivi. Primo, come la sand therapy, lateralizza l’Io e favorisce l’abbattimento delle resistenze e l’emersione di contenuti inconsci. Secondo permette un’esperienza di sincronicità sia del paziente sia della diade paziente-terapeuta. Terzo consente parallelismi con tutte le discipline citate sopra. Infine è indiscutibilmente uno strumento che permette di far sperimentare al paziente un evento rilevante da un punto di vista estetico. Consultare l’Oracolo è esperienza del “Bello”.

[1] Erodoto, 440 a.c. 429 a.c.: Storie, VII, 140-142. Newton Compton, Roma, 2008.

[2] Jung, C.G., 1952: La Sincronicità come principio di nessi acausali, in Opere, vol VIII, La dinamica dell’Inconscio. Torino Boringhieri, 1976.

[3] Jung, C.G., 1952: La Sincronicità, in Opere, vol VIII, La dinamica dell’Inconscio. Torino Boringhieri, 1976.

[4] Isaacson, W.,2007: Einstein, Mondadori, Milano, 2010, pag. 123.

 

[5] Fabricius, J., 1989: Alchimia. Edizioni Mediterranee, Roma,1997, pp 111-112.

[6] Jung, C.G. 1949: Prefazione all’”I CHING”. Adelphi, Milano 1991, pag.16.

[7] Neumann, E., 1949: Storia delle origini della coscienza. Astrolabio, Roma, 1978.

[8] Jung, C. G., 1921: Tipi Psicologici. Bollati Boringhieri, Torino, 1977.

 

Potrebbero interessarti anche...