I CHING: sull’uso della proiezione e della sincronicità in psicoterapia.

I CHING: sull’uso della proiezione e della sincronicità in psicoterapia.

Se Eraclito chiarisce come l’oracolo non parla non nasconde, o meglio non dice e non tace, ma accenna, sta certamente facendo un invito alla proiezione. Quando non abbiamo tutti gli elementi per dare senso a ciò che vediamo, udiamo, tocchiamo ecc. non possiamo far altro che aggiungere a quegli elementi le parti mancanti. Tali parti saranno l’essenza di noi in quanto pure proiezioni. Ricordo che quando iniziai a lavorare con i gruppi nelle comunità terapeutiche mi venne chiesto come educatore di condurre la lettura del testo “Nati per Vincere” con i pazienti. Più transazionale che gestaltico, il libro targato James Muriel e Jongeward Dorothy risulta, in ultima analisi, una tecnica da geometri o commercialisti della psiche le cui diverse parti vengono organizzate per trinità dentro altre trinità al modo di una matriosca.

Eppure risulta piuttosto efficace come stimolo e riflessione in gruppi di tossicodipendenti. Io mi trovai a scoprire che ogni paziente ad una medesima frase del libro dava una spiegazione diversa, a volte opposta o sconnessa dalle altre, ma sempre in continuità con se medesimo. Oggi nelle librerie esistono libri-oracolo prêt-à-porter che ci invitano ad aprire a caso una pagina per scoprire il nostro futuro, questi libri ci danno, al di là di ogni aspettativa, una risposta sempre corretta rispetto al nostro destino. Questo perché non sono loro a rispondere ma siamo noi a fare un uso personalissimo della risposta, coniugandola con il già esistente.

A Delfi, l’ombelico del mondo, la Pizia parlava in nome di Apollo. Poteva stare anche in silenzio, quello sarebbe stato il suo accenno, e quello avrebbe inizializzato il processo di proiezione dell’orante che avrebbe trovato una risposta. Questa risposta non presenta carattere di utilità sociale o di verità assoluta, ma semplicemente di continuità psichica. In breve faremo sempre ciò che non possiamo fare a meno di fare.

Ma c’è di più l’oracolo veniva interpellato anche dai politici per decidere la sorte di battaglie o questioni sociali. Il caso esemplare fu quello della battaglia di Salamina. Da una parte Temistocle condottiero ateniese, dall’altre Serse e l’esercito sconfinato del suo impero. Una delegazione giunge a Delfi e, come narra Erodoto, interroga l’oracolo che in prima battuta da un esito infausto. A quel punto Timone consigliò i deputati di chiedere un secondo responso. Vale la pena riportarlo per intero:

Pallade supplice con grave senno e con lunghi discorsi, Non può placare l’Olimpio. Ma io ti dirò una parola, Irrevocabile: quando di Cecrope il monte e i recessi, Del Citerone divino saranno conquisi, ad Atena, L’Onniveggente concede che un muro di legno rimanga, Inviolato, riparo che giovi per te e pei tuoi figli. E non restare in attesa tranquilla dei fanti e cavalli, Che numerosi verranno da terra; ma cedi piuttosto, Dando le spalle: affrontare più tardi potrai la battaglia. O Salamina divina! su te molti figli di donna, Quando cosparsa sia Demetra, o venga raccolta, morranno”[1]

Già me li figuro i tronfi politici ateniesi, strategici e astuti come Ermes, decidere quale “cenno” fare per far si che l’oracolo “accennasse” in quella unica formula che avrebbe inizializzato il processo di proiezione del popolo e dello stesso Temistocle. “Un muro di Legno… Divina Salamina”. Che fare di queste parole. Divina Salamina è utile come quando vogliamo giocare dei numeri al lotto ma non sappiamo su quale ruota. Quella di Salamina chiaramente! Ma il muro di legno? Temistocle è lì che si scervella quando i sussurri dei politici ateniesi sorpassano il filtro del suo udito e giungono alla sua attenzione, a quel punto il condottiero greco intrasente qualcosa come :”… le navi sono fatte di legno…”. Forse gli stessi politici avevano deciso di ottenere un primo responso così infausto per far si che il popolo, a tal punto spaventato, raccogliesse l’interpretazione del secondo senza il senno necessario.

“Combatteremo per mare!” esclama Temistocle tronfio delle sue doti intuitive. Era il 480 a.c. e Lui con tutto il popolo ringrazia l’oracolo e non i politici astuti che hanno faticosamente deciso cosa avrebbe detto l’oracolo e cosa avrebbe esclamato lo stesso Temistocle. Un po’ come il buon Roosevelt che trasecola alla notizia, era il 7 Dicembre 1941, dell’attacco giapponese a Pearl Harbor. La divinazione e gli oracoli sono da sempre stati strumenti politici prima che psicologici.

Eccoci quindi a specificare il senso della nostra trattazione e a raccontare l’uso che possiamo fare in terapia di uno tra gli oracoli più antichi della storia. In terapia noi avremo la certezza che ciò che l’oracolo accennerà sarà proprio quello che la psiche, individuale e collettiva, vuole cogliere.

Ma prima di procedere oltre direi che siamo chiamati a esporre le basi filosofiche e scientifiche su cui si fonda il Libro dei Mutamenti, I CHING. Ci riferiamo alla sincronicità come fenomeno della fisica dal 900’ in poi, e come fatto per la filosofia da sempre.

Rinviando per approfondimenti alle Opere di Jung: La Sincronicità come principio di nessi acausali[2] e La Sincronicità[3], qui vogliamo confrontarci con il contributo che Jung ha apportato al pensiero scientifico del 900’, in particolar modo nell’ambito della Fisica. Le opere dello psicologo sono infatti successive sia alla nascita della Relatività generale e ristretta, teorie che hanno in Einstein il loro illustre padre e secondo cui il tempo non è ne costante ne lineare ma relativo e circolare e, secondo cui, l’unica costante è la velocità della luce. Ma le opere a cui ci riferiamo sono coeve alla nascita della fisica quantistica che ha impiegato la probabilità per moltiplicare l’universo all’infinito.

[1] Erodoto, 440 a.c. 429 a.c.: Storie, VII, 140-142. Newton Compton, Roma, 2008.

[2] Jung, C.G., 1952: La Sincronicità come principio di nessi acausali, in Opere, vol VIII, La dinamica dell’Inconscio. Torino Boringhieri, 1976.

[3] Jung, C.G., 1952: La Sincronicità, in Opere, vol VIII, La dinamica dell’Inconscio. Torino Boringhieri, 1976.

 

SEGUE…

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