Jung: I sogni dei bambini


 Seminario tenuto nel 1936-41. Vol. 1

 

“I sogni dei bambini sono percio,

spesso, di straordinaria importanza,

perche, essendo la coscienza infantile ancora

debole, tali sogni possono emergere dall’inconscio

collettivo senza inibizioni”.

Con queste jung-sogni-dei-bambiniparole Jung ci suggerisce il valore esplicativo dell’analisi dei sogni dei bambini, ci suggerisce come il transpersonale e il personale non siano, in eta evolutiva, strutturati con confini cosi rigidi, ci suggerisce come i bambini costituiscano un medium privilegiato per l’accesso all’inconscio collettivo, agli archetipi e al Mundus immaginalis. La Bollati Boringhieri, con sapiente tempismo, promuove a fine 2013 l’uscita del libro sui Seminari: I sogni dei bambini. Seminario tenuto nel 1936-41 (da cui e tratta la frase d’esordio). Il libro si presenta nel layout come per le edizioni sui seminari sullo Zarathustra, ossia di un rosso vivo che ci rimanda alla rubedo alchemica e stimola nel percorso di individuazione.

Ineccepibile quindi l’opera dei curatori e degli editori, ma per gli addetti ai lavori ci sono due aspetti poco gradevoli.

Il primo da riferire al fatto che i sogni sono, per la maggior parte, racconti di sogni di adulti che ricordano i propri sogni d infanzia, aspetto questo che fa perdere di freschezza alla trattazione in quanto si avverte una sorta di ritrattazione di contenuti collettivi sotto l’egida della funzione pensiero.

Il secondo riguarda l’atteggiamento espositivo dei relatori. Ogni capitolo si compone dell’esposizione del sogno, dell’analisi del relatore e infine delle considerazioni del Prof. Jung. I relatori, nonostante gli anni del dominio della psicoanalisi fossero passati, sembrano troppo spesso essere portatori di quella cultura psicoanalitica. La psicologia analitica si presenta a noi solo come mero esercizio accademico da parte dei relatori, non come lente con cui osservare che sembra ancora una lente psicoanalitica. Ma il buon Maestro mette ordine e si trova nei suoi interventi lo junghismo che, come sappiamo, e solo di chi lo ha promosso.

Allora si assiste a un “romanzo” sul sogno, si assiste a un racconto che rapisce per coerenza e per linearità. Il sogno nelle mani di Jung diventa opera che prende una forma inaspettata ma sempre lucida.

Anche per un Hillmaniano, come il sottoscritto, diventa, quindi, impossibile non riconoscerne il contributo sostanziale. Il libro ha un ulteriore merito ossia quello di presentarsi, forse involontariamente, come un vero e proprio manuale. E’ un libro sul metodo di analisi dei sogni. Il capitolo introduttivo è proprio sul metodo e risulta stranamente sistematico trattandosi di Jung il visionario.

Nei capitoli successivi si avverte altrettanta sistematicità e questa e, forse imputabile al fatto che, con sapiente diplomazia, Jung cerca di mettere ordine alle considerazioni dei relatori, cerca di epurarle di quel background freudiano e di restituire al sogno la sua dignità analitica. Forse è proprio questo intento diplomatico che lo obbliga alla sistematicità. I sogni vengono poi analizzati a più riprese, in più incontri.

Il maestro ci da un saggio, cosi, di come la contemplazione dell’immagine sia di per se in grado di ingravidare (Betrachten) se stessa di significati. Insomma finalmente un libro sul metodo, sicuramente da non perdere con una sola cautela, aver la pazienza di non farsi sconfortare dallo stile inizialmente troppo freudiano dei primi contributi, per farsi rapire qualche pagina più avanti.

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