Lo Psicologo e la psicoterapia on-line. Funziona? Quali opinioni?

La psicoterapia è una attività di “servizio per l’anima” che ha come obiettivo non tanto il guarire o l’aggiustare, quanto il cercare un modo di conoscere i propri “pezzi rotti” e imparare a vivere con quelli. In estrema sintesi il primo obiettivo nella psicoterapia è raggiungere l’accettazione di ciò che si è. Una volta raggiunto questo obiettivo le possibilità di cambiamento, paradossalmente, emergono, ma non tanto nel modo in cui sto al mondo, quanto nel modo in cui sto con me nel mondo. Oggi parlare dello Psicologo e della psicoterapia on-line, chiedersi se funziona, e esplorare quali opinioni vi sono da parte degli esperti ci sembra importante.

La psicoterapia del profondo, più di altri orientamenti, cerca di raggiungere questo obiettivo facendo della “relazione” il suo campo d’azione. La “relazione” terapeutica è, sostanzialmente, un prototipo di relazione che il paziente esperisce in un ambiente che ne consente l’osservazione. Quindi la psicoterapia è lo specchio in cui il paziente si riflette, ma anche quello in cui si riflette la coppia terapeutica. Quindi entrano in gioco sensazioni (odori, colori ecc.), le emozioni, i pensieri e le intuizioni. In generale entrano in gioco le immagini. Infatti ogni sensazione, emozione, pensiero o intuizione sono sempre rappresentati da immagini e queste, le immagini, sono i mattoni della psiche.

Con queste premesse ci si potrebbe chiedere quanto sia sostenibile una relazione terapeutica in “remoto”, ossia attraverso un dispositivo che sia un PC o un telefono cellulare. Una premessa è d’obbligo, come qualsiasi altra prestazione sanitaria la psicoterapia on-line gratuita presenta facilmente qualche vizio di esecuzione io diffiderei. Altra considerazione è sulle piattaforme che oggi sono molte, Skype è ormai solo una delle tante e questo ci permette di avere un’agilità di connessione che riduce moltissimo possibili elementi di disturbo nella comunicazione. Farei principalmente due considerazioni:

1- Per quanto sia accurata la riproduzione dell’immagine, nessun dispositivo può rendere ciò che è virtuale sovrapponibile al Reale. Questo significa che la terapia On-line deve tener conto di questa perdita di informazioni. Tali informazioni hanno peso diverso se si sta lavorando su dimensioni emotive ovvero su dimensioni cognitive. In sintesi una terapia che ha come obiettivo le strutture cognitive ha una perdita di informazione inferiore e contenuta. Diversamente dicasi per le emozioni. La sfera emotiva ha come canale preferenziale quello corporeo espressivo ed è proprio questa l’informazione che viene a perdersi o distorcersi maggiormente. Sia da paziente a terapeuta che da terapeuta a paziente. Una terapia on-line deve, quindi, tenere in considerazione questi aspetti e cercare di compensarli laddove ve ne sia la possibilità. E’ evidente che una terapia che inizia in “remoto” risente molto di più di questa perdita, mentre una terapia che sia iniziata vis a vis riesce ad ammortizzarla. Anzi possiamo a pieno titolo dire che la psicoterapia on-line ben si accorda proprio a quei casi in cui, per intervenuti motivi logistici, non si ha più la possibilità di un incontro di persona.

2- Il secondo aspetto è quello relativo all’identità che si porta in rete. In remoto non è infrequente trovare profili che presentano un nick-name o altre informazioni che potrebbero essere falsificate o che in generale tendono a fornire un’immagine di se idealizzata. Si aggiunga, inoltre, che attraverso questo avatar, ossia questa immagine idealizzata, paradossalmente si ha maggior facilità a raccontarsi e a dire le proprie reali opinioni. Sembra cioè che se da una parte si indossa una maschera più spessa, dall’altra ci si concede di essere più autentici. In sintesi il rapporto tra la comunicazione verbale e quella non verbale sembra invertirsi rispetto alla situazione vis a vis. Di persona il corpo e gli aspetti legati al canale visivo e non verbale sono strumento di autenticità, mentre i contenuti e le parole sono soggetti alla maschera. In remoto sono i contenuti verbali a raccontarci di più delle ombre dei pazienti mentre le immagini tendono ad assoggettarsi alle maschere. Questo inversione è tanto maggiore quanto più aumenta l’età. Si intende dire che in pazienti di età avanzata, o sarebbe meglio dire in pazienti poco avvezzi all’uso dei nuovi devices informatici, le distorsioni connaturate alla rete e ai rapporti in remoto hanno un impatto molto maggiore.

In pazienti giovani la condizione in remoto risente invece meno dato che lo strumento è connaturato all’evoluzione psichica. Questo ci suggerisce che gradualmente tali distorsioni si ridurranno, cioè tenderanno a essere simili, se non identiche a quelle nella vita reale come ho avuto modo di argomentare nel testo “Prospettive cliniche nella dipendenza e nella tossicodipendenza“.Dunque la terapia on-line, così come molte altre prestazioni sanitarie on-line, rappresentano un’opportunità.

In generale, dunque, non possiamo negare l’utilità, ne tanto meno l’efficacia delle terapie on-line. Importante è non confonderle con una “chat”. Come le psicoterapie classiche, la terapia on line muove lavorando sull’idea che il paziente ha di se. In entrambe le condizioni l’obiettivo è sempre quello di ridurre al minimo il divario tra me e l’idea che ho di me.

Dire in “remoto” significa, inoltre, “collegato per via telematica al sistema centrale d’elaborazione ma posto a distanza anche notevole da esso”, come suggeriscono i dizionari che, in più, riportano il significato di “Lontano nello spazio e nel tempo: ramingo in r. paesi; tempi r.; in senso spaziale sottintende spesso un’idea di isolamento o di solitudine (Io solitario in questa Rimota parte alla campagna uscendo, Leopardi); in senso temporale vi si associa spesso un’idea di favoloso e di vago (nella più r. antichità; ormai non ne ho che un r. ricordo), assumendo talvolta il sign. di ‘difficilmente realizzabile’ (gli rimaneva solo una r. speranza).”

Sembra evidente che il “remoto” è il terreno principe del lavoro dello psicoterapeuta che da una parte cerca di svincolare il paziente dalle narrazioni nel remoto, quelle che lo fissano nelle idealizzazioni, dall’altra invitano il paziente a mettere in connessione il virtuale col reale ossia ciò che vive dentro di se con ciò che si muove intorno a lui.

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