Quali farmaci prescrive lo psicologo? Differenze tra Psicologo e Psichiatra, cultura al posto dei farmaci

Prescrivere Cultura al posto dei farmaci.

Uno psicoterapeuta non può prescrivere farmaci ma soprattutto non è uno dei suoi obiettivi. Uno psicoterapeuta può prescrivere azioni di nutrimento culturale e questo è uno tra gli strumenti che più spesso metto in atto in un percorso di psicoterapia. La cura dell’ansia, della depressione, del disturbo ossessivo compulsivo, della schizofrenia, insomma tutte le patologie risultano rispondere molto a cure basate su attività culturali. Andare a vedere una mostra, leggere, un libro, andare a teatro o a un concertoo a un balletto sono, se somministrate con sapiente cura, strumenti terapeutici a tutti gli effetti. La cultura è da secoli il rimedio naturale alle sofferenze dell’anima e la psicoterapia, seppur con criteri più rigorosi, prosegue su questa tradizione essendo la cura naturale più efficace per la psiche. I mali della mente, le sofferenze della psiche hanno sempre trovato come primo rimedio la produzione letteraria, pittorica, musicale. Si perché, se vogliamo trovare una definizione della patologia la potremmo definire come l’assenza di immagini o una loro presenza eccessiva. Quindi la cura corrisponde nel trovare il giusto flusso di immagini e di immaginazione. E l’arte assolve a questo scopo.

Differenza tra psicologo e psichiatra.

Uno Psicologo che abbia fatto 4 anni di specializzazione in psicoterapia dopo la laurea è abilitato alla psicoterapia. Uno psichiatra che abbia fatto 4 anni di specializzazione in psichiatria dopo la laurea in medicina è psichiatra e psicoterapeuta. Quindi è evidente che uno psicologo- psicoterapeuta non è psichiatra, mentre un medico-psichiatra è anche psicoterapeuta. Questo non significa che uno psichiatra abbia una formazione come psicoterapeuta. E questo va tenuto a mente nella scelta del professionista che si vuole consultare dato che, molto spesso, uno psichiatra non ha cognizione di cosa sia la psicoterapia.

Uno psichiatra prescrive farmaci per eliminare i sintomi

Uno psichiatra verifica la presenza di un sintomo, ad esempio un attacco di panico, oppure uno stato depressivo o, ancora, un disturbo dell’alimentazione o ossessivo, insomma di fronte a quel sintomo l’obiettivo del medico-psichiatra-psicoterapeuta, è quello di eliminare il sintomo. E questa è anche la richiesta dei pazienti. Per fare questo si usa la chemioterapia, ossia una terapia chimica che usa i farmaci. Ogni terapia farmacologica è sostanzialmente una chemioterapia e la parola  “Farmaco deriva dal greco ϕάρμακον e significa veleno. Questo significa che i farmaci sono assolutamente una risorsa ma nella giusta misura. Più di rado il suo intervento si avvale del colloquio clinico.

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Uno Psicologo Psicoterapeuta legge nei sintomi ciò di cui ha bisogno il paziente

Uno Psicologo-Psicoterapeuta si affaccia a quegli stessi sintomi con uno sguardo diverso. La richiesta del paziente sarà sempre di eliminarli e di guarire, ma lo psicoterapeuta tenderà invece ad allearsi con quei sintomi, perché sono essi stessi a indicare la via per la cura di sè. La psicoterapia leggerà nella depressione un bisogno di rallentare e prendere le distanze, per poter ricostruire una visione di insieme della propria esistenza. Oppure leggerà in un attacco di panico la necessità di riprendere contatto con i propri istinti e con una visione complessiva piuttosto che con quella parcellizzata. Insomma lo Psichiatra è in guerra col sintomo, e lo psicoterapeuta è l’organizzazione che lavora in tutela dei diritti del sintomo. Senza sintomi tenderemmo all’autodistruzione. Prescrivere atti di cultura (leggere un libro (visitare una museo ecc.) va nella direzione di questa tutela dei sintomi.

Sintomi e guarire, cosa significano queste parole

Psicologo e psichiatra danno significati differenti a queste parole e il motivo di questo lessico non corrispondente risiede nell’origine e nell’etimologia delle parole. Sintomo  deriva dal greco σύμπτωμα «avvenimento fortuito, accidente», derivato di συμπίπτω «accadere, capitare» e rinvia semplicemente a un indizio di qualcosa che sta accadendo o che sta per accadere. Quello che deve accadere per uno psichiatra va eliminato mentre per uno psicologo va percorso. Per questo la parola guarire che significa impedire viene usata dallo psichiatra come obiettivo terapeutico mentre viene esclusa dagli obiettivi terapeutici dello psicoterapeuta psicologo. Lo Psicoterapeuta non impedisce che accada qualcosa, si fa testimone e curatore di questi accadimenti e se ne prende cura. La psichiatria si oppone coercitivamente. E’ evidente che una buona collaborazione tra i due professionisti è necessaria e opportuna sempre, particolarmente nei casi in cui il farmaco si rende indispensabile

Prescrivere parole e cultura, cosa significa

Dunque uno psicologo, dato che non è medico, non può prescrivere farmaci. Per questo motivo la psicoterapia si avvale di farmaci che la medicina esclude: le parole e le immagini. La psicoterapia è un percorso che attraverso l’uso delle parole e delle immagini aiuta a mettere a fuoco motivazioni, bisogni, condotte dei pazienti. La psiche quando lavora sul rapporto tra questi elementi tende a figurarli come immagini nella mente. Da questo nascono sogni, ricordi e riflessioni.

Ci si può prendere cura di queste immagini attraverso altre immagini riducendo al minimo i farmaci. Un quadro, una sinfonia o una canzone, un film, un’odore o un sapore, una storia e un romanzo, un’attività sportiva, sono semplicemente immagini. Per questo quando un paziente soffre a causa di un’immagine che lo tormenta (Il fuoco dell’ansia, il ghiaccio e il piombo grigio della depressione, l’astratto miscuglio di colori della psicosi) lo si può aiutare attraverso altre immagini che, gratuitamente, il mondo mette a disposizione. Queste immagini possono essere agoniste o antagoniste per usare un linguaggio medico, ossia possono essere compensatorie o ridondare sul sintomo immagine.

Dunque uno psicologo prescrive Mostre, cibi, musica, letture eventi che possono ridurre l’impatto delle sofferenze del paziente sollecitando o mitigando le immagini emotive dei pazienti. Una visita alla Biennale di Venezia ha un impatto molto forte su uno stato depressivo; una gita a Artesella riduce in modo potente gli stati ansiosi.

Esempi di cura con la cultura

  • L’ansia e gli attacchi di panico sono piuttosto difficili da sostenere. Le fantasie faticano a stare nel qui e ora, l’immaginazione vola nel futuro e ridonda poi nel passato in un delirio che è dovuto alla presa di contatto con tutte le parti di noi. In questo caso bisogna promuovere immagini che riconducano al qui e ora, al momento presente strappando il paziente dal futuro. Per fare questo una mostra interattiva, una lettura interattiva è necessaria. Forse meglio una gita in una fattoria in cui poter mungere delle caprette. La dimensione dell’azione risulta necessaria per strappare dall’immaginazione il paziente. Una mostra ideale potrebbe essere al museo della scienza e della tecnica, inizialmente, e, solo dopo, una Biennale in cui l’interattività ha un certo grado di imprevedibilità. (Clicca qui se vuoi leggere Ansia e Attacchi di panico? ti spiego come averne il più possibile!)
  • Diversamente faremmo con un paziente che una ha pronunciata maniacalità e impulsività. In questo caso l’azione è il terreno principale, va inibita in luogo del pensiero, dunque una mostra che sollecita la contemplazione e il pensiero in modo non troppo espressivo sarebbe di giovamento. Una visita di una mostra impressionista risponde a questa possibilità come ugualmente aiuterebbero i classici russi di Dostoyeskji come l’Idiota. (Romanzo non adatto ad un asperger)
  • Un paziente alessitimico, ossia che fatica a riconoscere e comunicare le emozioni, sarebbe ben sollecitato dai movimenti espressionisti che usavano l’arte e il colore per tradurre le emozioni. In tal senso anche dipingere potrebbe essere d’aiuto.
  • Un paziente che ha malattie neuromuscolari troverà nei racconti di Borges, in particolare Funes, una riflessione utile e di sostegno alla propria condizione.
  • Un paziente ossessivo Troverebbe nelle celebri opere di Escher un contributo importante sui propri stili cognitivi e affettivi. Oppure gioverebbe del teatro dell’Assurdo.

Prescrivere attività culturali

In conclusione prescrivere attività culturali è in alcuni paesi già previsto dal sistema sanitario nazionale. Personalmente prescrivo cultura al posto dei farmaci da tempo e ne rilevo i notevoli benefici. Tali prescrizioni promuovono una revisione dello stile relazionale e sociale, promuovono una revisione degli stili di pensiero, promuovono una maggiore fluidità nei rapporti con le proprie emozioni. Infine promuovono l’autonomia poiché conducono ad appropriarsi dei farmaci e delle modalità per prescriverli. Si tenga inoltre presente che la parte integrante di questa terapia è costituita da tutte le azioni messe in atto per fare queste visite culturali o per accedere alle offerte culturali. Le parole restano, comunque, i farmaci più efficaci.

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