Sull’INVIDIA

#Confessionidiunopsicoterapeuta

“Così Platone aveva ragione di dire che per essere un vero medico sarebbe necessario che colui che volesse esserlo fosse passato per tutte le malattie che vuole guarire e per tutti gli accidenti e le circostanze di cui deve giudicare” (Michel de Montaigne, Saggi)

Eggià… dubitare di terapeuti che non sono pazienti. Montaigne ci ricorda di Platone e del fatto che non ci si può prendere cura di nessuno se non si è imparato a farlo su di se. Eccola… Invidia mi viene a trovare con Recalcati che, lo confesso, non sopporto nella misura in cui lui afferma cose che anch’io affermo ma senza avere il medesimo ascolto, insomma eccolo che dice a Daria Bignardi che un terapeuta è un nevrotico. Si, lo dico da sempre, ogni psicologo si iscrive a psicologia per avere una buona scusa per curarsi. E un buon terapeuta ha una relazione con tutti gli dèi, ne ha conosciuto le inflazioni e le deflazioni, i picchi e le valli ed è saggia guida di quei territori. E proprio perchè li conosce abbandona l’idea, tutta del medico, di guarire ossia di impedire. Un buon terapeuta sa che il prendersi cura non significa guarire, significa dare cittadinanza a quel dio e non esiliarlo. La psicoterapia è mera testimonianaza ma questo bisogna dirlo a bassa voce. In questo senso sarà Leopardi a rispondere a Montaigne…”La natura degli uomini e delle cose può ben essere corrotta, ma non corretta. E se lasciassimo fare alla natura, le cose andrebbero benissimo…” (Leopardi, Zibaldone)

Un terapeuta vive dunque sul confine tra normalità e patologia, tra ragione e passione, tra puer e senex e su quel limen si fanno incontri inaspettati, e su “quel” edifica una casa con una porta anche sul retro.

L. Urbano Blasetti

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